Emergenza casa a Vicenza, mappa degli sfitti comunali

Pubblicato il da ilfogliorossodivicenza-nordest

  
     
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Case popolari al Villaggio Giuliano in via Bertolo, Vicenza

Settantasette alloggi «non assegnabili» perché non agibili: tanti erano nel settembre del 2011 gli appartamenti di proprietà del Comune di Vicenza che non venivano affittati per la necessità di lavori di manutenzione straordinaria. Una mole di proprietà che il sindacato degli inquilini Sunia (Cgil) ha da tempo proposto di sistemare e destinare all’emergenza abitativa: e cioè per le famiglie sfrattate che nel solo comune di Vicenza sono state, secondo la rilevazione dell’Osservatorio Casa del Comune, 238 nel 2011. Famiglie che ora vengono sistemate in alloggi di emergenza del Comune o anche in albergo: ben un terzo di queste, se gli appartamenti comunali fossero sistemati, avrebbero un alloggio dignitoso almeno temporaneo. Una valvola di sfogo in un mercato immobiliare bloccato, dove a fronte di 7mila alloggi privati sfitti in città, gli affitti calano poco o niente.
Due anni fa, la situazione nel dettaglio dei 77 «non assegnabili» era la seguente: 17 alloggi definiti «recuperabili» di cui Amcps (che per il Comune fa la manutenzione del patrimonio) aveva già proposto la manutenzione straordinaria; altri 23 «recuperabili» la cui manutenzione era ancora da proporre; 9 per i quali erano programmati «interventi organici»; 18 per cui erano indicati «lavori da eseguire con nuovi progetti di recupero»; infine 10 appartamenti stralciati dall’Erp (edilizia residenziale pubblica) e inseriti nel piano di cessione del comune. Cioè, da mettere in vendita.
Due anni più tardi qual è la situazione? Gli uffici comunali non hanno oggi una fotografia organica della situazione come quella del 2011, quando il censimento delle case fu realizzato per volere dell’assessore al sociale Giovanni Giuliari in vista della costituzione dell’Osservatorio Casa. Alcune misure sono state prese. Nel marzo 2012 è stato avviato un piano straordinario per rimettere in sesto 40 alloggi ricavandone 33 appartamenti (accorpandone alcuni). 1 milione e 13mila euro sono stati stanziati allora. I lavori in alcuni casi sono stati conclusi, in altri sono in corso, in altri ancora non sono stati avviati. Al netto di questo rimangono comunque altri 37 alloggi su cui il Comune non è intervenuto.
Fra questi ci sono alcuni gioiellini, lasciati da anni a prendere polvere. Prendiamo via Vico, quartiere Sanvia-vico-case-popolari-vicenza Marco, zona semi-centrale fatta di garbate case bifamiliari primi Novecento. Qui il Comune possiede quattro appartamenti (civici 28, 60, 118, 136), non abitati rispettivamente dal 2006, 2010, 2003 e 2006: sono inseriti nel piano di cessione, ma sono ancora invenduti. Al civico 28 (vedi foto a lato) l’appartamento è al primo piano, gli scuri chiusi. «Da quando è morta l’inquilina è rimasto sfitto – racconta la signora che abita al piano terra – Uno scandalo. Il pavimento è ancora di cemento grezzo, c’è un bel lavoro da fare, ma queste sono belle case, hanno i muri spessi. Io ho riscattato la casa negli anni e i lavori me li sono pagati da me». Le altre case sfitte inserite nel piano alienazioni si trovano in via Sarpi 37, via Zanardelli 16, a Laghetto (via Lago di Toblino 24, Lago d’Iseo 47, Lago di Alleghe 14) e in contra’ Motton S. Lorenzo (civico non specificato).
I 18 alloggi per i quali erano indicati «nuovi progetti di recupero» sono tutti concentrati nello stesso quartiere, il cosiddetto Villaggio Giuliano in via Bertolo, fra i civici 14 e 50. Riviera Berica, le prime case a sud della Villa Rotonda, nel 1955 queste case furono costruite per ospitare i profughi dell’Istria e della Dalmazia. Il Comune ha più volte ventilato l’idea di riqualificarlo da capo a piedi, anche tentando la via dei bandi ministeriali. Senza successo. Così i lavori vanno a macchia di leopardo, mentre l’aspetto generale del quartiere è di abbandono e degrado. «Nella mia scala Amcps sta lavorando per unificare alcune coppie di appartamenti – racconta una signora residente – Infissi, pavimenti e impianti nuovi». In alcune scale si nota l’alternanza dei vecchi infissi deteriorati e di quelli bianchi rifatti da poco. «Abito qui da dieci anni e ci sono tanti appartamenti vuoti, man mano che alcuni inquilini sono morti – racconta un altro residente – Specialmente sono vuoti i quarti piani: mancano gli ascensori e fare tanti scalini a piedi per molti anziani è utopia».
vicolo-cieco-retrone-case-popolari-vicenzaAltro bel blocco di case è nel cuore del centro storico, vicolo Cieco Retrone, pieno Rione Barche. Cinque appartamenti sono al civico 8, due al civico 7 e uno al 25 (in zona anche un primo piano in Stradella Barche 3, chiuso dal 2009). Abbiamo verificato che qui qualche cantiere è partito: «Ora viviamo in quattro famiglie, noi siamo arrivati qui in maggio quando ci è stata assegnata la casa popolare – raccontano due coniugi residenti al civico 8, una bella casa in mattoncini a vista – In altri due appartamenti sono in corso lavori». Le case in quella zona, spiegano i signori, quando rimangono chiuse per troppi anni assorbono troppa umidità e vengono invase dalla muffa. C’è da crederci: secondo la tabella la maggior parte di quagli appartamenti sono rimasti sprangati dal 2010. Sempre in centro storico troviamo fra gli sfitti da recuperare due alloggi in contra’ Porta Nova 4, due in contra’ Porta Santa Lucia (civici 80 e 100), due in corso San Felice (civici 164 e 206).
Scendendo nella periferia sud invece c’è da lavorare in via Einaudi, al Tormeno, dove tre appartamenti sono da sistemare ai civici 11, 81 e 87. Nel giro delle periferie ci sono nuclei sparsi, come via Randaccio ai Ferrovieri, ai confini con l’Arsenale, dove le vecchie case verde pisello in pessime condizioni necessitano urgenti lavori ai civici 20, 26 e 28. E a Santa Bertilla c’è il quartierino delle cosiddette «case minime»: tre appartamenti sfitti in via Battaglione Morbegno (7, 12, 12), uno in via Battaglione Sette Comuni (all’11). Una situazione a macchia di leopardo, dove va dato atto che qualcosa si è mosso con la passata giunta. Con il Variati tris, il posto di Giuliari all’assessorato al sociale è stato preso da Isabella Sala. La neo assessore presentando il suo programma di mandato ha parlato di casa. Di fronte a una domanda crescente di case popolari (mille richieste, solo 55 assegnazioni lo scorso anno) l’assessore Sala alla voce «emergenza abitativa» propone «la ricerca di case da prendere in affitto e l’avvio delle prime iniziative di coabitazione». Perché cercare case private da affittare? Perché non investire quei denari nella sistemazione di quelle che il Comune ha già, ma lascia marcire?

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