18 marzo 1871: «Vive la Commune»
Dal 18 marzo al 21 maggio 1871. Poco più di 70 giorni. Stroncata da una feroce repressione. I soldati di Thiers trucidano uomini, donne, vecchi e bambini, la "settimana di sangue" lascia sul campo oltre 32.000 fucilati, 42.000 arresti e 13.000 condanne all'ergastolo; «il suolo è disseminato dei loro cadaveri. Questo spettacolo servirà loro di lezione», commenterà soddisfatto il sanguinario vincitore, lo stesso Thiers.
È la Comune di Parigi, 142 anni fa.
Il primo Stato operaio della Storia doveva essere non solo annientato ma cancellato per sempre. Quella bandiera rossa issata all'alba del 18 marzo 1871 In cima all'Hotel de Ville; quella Comune che aveva osato ciò che era vietato osare (e che, a ben vedere, è tuttora assolutamente vietato...), non potevano essere tollerate.
Era incredibilmente successo. «All’alba del 18 marzo, "Parigi fu svegliata da un fragore di tuono: "Vive le Commune! ". Che cos’è dunque la Comune, questa sfinge che tormenta così seriamente lo spirito dei borghesi?».
Era la "cosa" mai vista prima. «I proletari di Parigi - diceva il Comitato centrale nel suo manifesto del 18 marzo - in mezzo alle disfatte e ai tradimenti delle classi dominanti hanno compreso che è suonata l’ora per essi di salvare la situazione prendendo nelle loro mani la direzione degli affari pubblici», impadronendosi del potere.
Non ci fu pranzo di gala, nemmeno allora. «Invece di continuare ad essere lo strumento del governo centrale, la polizia fu immediatamente spogliata delle sue attribuzioni politiche e trasformata in strumento della Comune, responsabile dinanzi ad essa e revocabile in qualunque momento. Lo stesso venne fatto per i funzionari di tutte le branche della amministrazione. Dai membri della Comune fino ai gradi subalterni, le pubbliche funzioni venivano retribuite con salari da operai. I diritti acquisiti e le indennità di rappresentanza degli alti funzionari dello Stato scomparvero con i funzionari stessi. Le cariche pubbliche cessarono di essere proprietà private delle creature del governo centrale».
Era cento cinquant'anni fa.
Oltre l’amministrazione municipale, anche «tutte le altre iniziative fino allora esercitate dallo Stato passarono nelle mani della Comune. I funzionari della giustizia vennero spogliati di quella finzione di indipendenza che non era servita ad altro che a mascherare la loro vile sottomissione a tutti i vari governi che si erano alternati al potere ai quali, di volta in volta, avevano prestato giuramento di fedeltà per violare in seguito tale giuramento. Come gli altri funzionari pubblici, i magistrati e i giudici dovevano essere elettivi, responsabili e revocabili».
Era centocinquant'anni fa.
Spietata Comune. Le fabbriche abbandonate dai padroni furono gestite da cooperative di operai. Fu soppresso il lavoro di notte nei forni e abolita l'istituzione dei sensali del lavoro. Furono occupati gli appartamenti liberi e sospese le sentenze di sfratto e morosità. Furono rimessi ai depositanti tutti gli oggetti del Monte di Pietà che non avessero un valore superiore ai 25 franchi. E persino fu decretata l'abolizione del giuramento politico e professionale. Fu introdotto il suffragio universale. Fu abolita la censura.
Ancora peggio, peggio! Una volta abolito l’esercito permanente e la polizia, «strumenti di potere del vecchio governo», un'altra decisione "spaventosa". «La Comune si preoccupò di spezzare la forza di repressione spirituale, il potere dei preti; decretò la separazione della Chiesa e dello Stato disciogliendo ed espropriando tutte le chiese in quanto ordini possidenti. I sacerdoti furono restituiti al tranquillo riposo della vita privata, per vivere delle elemosine dei fedeli, ad imitazione dei loro predecessori, gli apostoli. La totalità degli istituti di istruzione furono aperti gratuitamente al popolo e liberati in pari tempo da ogni ingerenza della Chiesa e dello Stato».
Con conseguenze terrificanti. Infatti «non solo l’istruzione fu resa accessibile a tutti, ma la scienza stessa fu liberata dalle catene che le erano state imposte dai pregiudizi di classe e dal potere governativo».
Era sempre centocinquant'anni fa.
Già questo è madornale. Ma «il vero segreto della Comune fu che essa fu essenzialmente un governo della classe operaia, il prodotto della lotta della classe dei produttori contro la classe degli appropriatori, la forma politica finalmente scoperta che consentiva di realizzare l’emancipazione economica del lavoro». Se volete, fu «l'espropriazione degli espropriatori».
E qui c'è qualcosa che non torna (non torna mai, per la verità, tanto meno oggi...). «Avviene un fatto strano. Nonostante tutti i discorsi magniloquenti, e l’immensa letteratura degli ultimi 60 anni sulla emancipazione dei lavoratori, non appena gli operai, in qualsiasi paese, prendono decisamente la cosa nelle loro mani, immediatamente si sente risuonare tutta la fraseologia apologetica dei reggicoda della società presente». Debitamente accompagnati e sostenuti dal coro stentoreo delle «grossolane invettive dei signori della penna e dell’inchiostro, servi senza aggettivi, e della pedantesca protezione dei dottrinari borghesi di buoni propositi che diffondono la loro insipida ignoranza e le loro ostinate idee fisse col tono oracolare dell’infallibilità scientifica».
Era sempre centocinquanta anni fa
Doveva morire. «Quando la Comune di Parigi prese nelle sue mani la direzione della rivoluzione, quando semplici operai, per la prima volta, osarono infrangere il privilegio governativo dei loro "superiori naturali", i possidenti, e in circostanze di estrema difficoltà, compirono la loro opera umilmente e con efficacia, il vecchio mondo si contorse in paurose convulsioni di rabbia alla vista della bandiera rossa, simbolo della Repubblica del lavoro, sventolante sull’Hótel de Ville a Parigi».
Era sempre centocinquant'anni fa.
Doveva morire.
«La civiltà e la giustizia dell’ordine borghese si mostrano nella loro luce sinistra ogni volta che gli schiavi e gli sfruttati di quest’ordine insorgono contro i loro padroni. Allora, questa civiltà e questa giustizia mostrano il loro vero volto come pura barbarie e rozza vendetta al di là della legge, senza inutili mascherature».
La Comune nel cuore.
Il testo tra virgolette è di Karl Marx (si vede,vero?): tratto da "La Comune di Parigi. Indirizzo all'Associazione Internazionale dei Lavoratori". Londra 30 maggio 1871.