Diliberto nel paese delle meraviglie
Dice Diliberto "Bersani, oggettivamente, ha ridato un segno laburista e socialdemocratico al Pd". Ora Bersani è un personaggio simpatico, un Vasco Rossi nazional-popolare della politica. Ma che il Pd sia oggettivamente laburista e socialdemocratico, uno lo può dire solo se:
A. E' sotto l'influsso di potenti allucinogeni;
B. Sta scrivendo la sceneggiatura di “BALLE SPAZIALI 1000”;
C. Sta disperatamente cercando una candidatura nelle liste di Bersani medesimo, o almeno un invito a cena da parte del segretario particolare di Bersani.
Non insistendo su sottigliezze “nominalistiche” che pure vale la pena citare, quale il rifiuto del medesimo Bersani di corrispondere alla richiesta di Fassina, circa il fatto che il PD dovesse rappresentare non il “lavoro”, come a dire qualsiasi attività umana finalizzata alla produzione di beni e servizi, ma il lavoro “dipendente”, come a dire il classico riferimento delle formazioni laburiste e socialdemocratiche, si ricorda:
A. la distruzione della previdenza pubblica approvata dal Pd;
B. la cancellazione dell’articolo 18, il taglio degli ammortizzatori sociali, l’aumento della precarietà, approvati dal Pd con dichiarazione di voto entusiasta della capogruppo Finocchiaro;
C. l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, nota misura socialdemocratica, già caldeggiata da Keynes in uno scritto inedito fortunosamente ritrovato nelle scorse settimane (pagina 11);
D. la ratifica del Fiscal Compact, altra misura socialdemocratica che prevede 45 miliardi di tagli della spesa l’anno per 20 anni, anch’essa raccomandata, specie in presenza di crisi, nell’inedito di Keynes di cui sopra (pagina 27). Va sottolineato per i più distratti come in particolare quest’ultima misura avrà il sicuro effetto di distruggere ogni residuo di stato sociale, per meglio realizzare gli obiettivi storici dei partiti laburisti e socialdemocratici, come meglio definiti dall’inedito di Keynes di cui sopra (pagina 33).
E. Il punto 10 della Carta d’intenti dei democratici e progressisti che per “blindare” il raggiungimento degli obiettivi socialdemocratici, di cui alla precedente lettera D, vincola i sottoscrittori ad “assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese”, cioè al medesimo Fiscal Compact (vedi pagina 56 dello scritto inedito di Keynes ecc.ecc.).
Ora qual è il guaio di tutto questo per provare ad essere “oggettivamente” seri? Certo, che ci si divide di nuovo a sinistra, certo, che le prospettive future diventano ancora più complicate, ma più di tutti il guaio è l’ennesima puntata del “depistaggio”, la fiction preferita dalla sinistra nel nostro paese. Il guaio non è il PD, che quello che vuole essere, lo fa capire per la verità da tempo: un partito liberale con “una presa” di sensibilità sociale. Il guaio sono quelli che - siccome veniamo tutti dal PCI, siccome i bisnonni hanno fatto insieme la resistenza, siccome eri in CGIL insieme a quel compagno.. ti ricordi.. eccetera, eccetera- di quello che il PD vuole essere, non vogliono prendere atto. E il guaio ancora più grosso è quello che succede nella testa di chi, magari di una sinistra avrebbe bisogno. Piglia botte sul lavoro se ha la fortuna di avercelo ancora, piglia botte nella vita che diventa sempre più insicura, ma con chi può prendersela? Gli sparano a reti unificate tutti i giorni che non c’è alternativa, e del resto chi fa quelle scelte è un “laburista e socialdemocratico”!
Il suddetto povero diavolo, che nonostante la tv e Diliberto, bene non sta, ha le seguenti possibilità:
A. Pensare che è colpa sua, non è abbastanza competitivo e per questo il suo salario è una merda. Meno male che c’è Monti.
B. Aumentare la dose di antidepressivi, fare un salto dalla Maga Loredana, iscriversi alla Chiesa degli Avventisti dell’Ultimo Giorno;
C. Mandare il/la figlio/a a Ti lascio una canzone, Amici, eccetera, così lui/lei magari ce la fa;
D. Mandare tutti a quel paese, a votare non ci vado, manco morto;
E. Mandare tutti a quel paese, a votare ci vado e voto Grillo che li manda tutti a quel paese;
Non è ancora presente per fortuna a livello di massa l’opzione F) Mando tutti a quel paese e mi iscrivo a Casa Pound. Non ancora.
Il disordine sotto il cielo è troppo e la situazione non è per nulla eccellente. Per questo a maggior ragione vale la pena di provarci, a ricostruire un luogo dove sia possibile tenere insieme le parole e le cose, la condizione quotidiana della vita delle persone e la consapevolezza che se ne ha, “in sé e per sé”. Proviamoci, col sorriso sulle labbra, perché non c’è tempo da perdere per gli stracci che volano, né passione da disperdere nelle recriminazioni. E poi perché il comunismo o è gioia o non sarà!
P.S. Non deve essere certo l’approdo del PdCI (di lista si intende): bravo Bersani..bravo Vendola.. al primo turno votiamo uno, al secondo l’altro.. eccetera, eccetera.