Il biologo: “Gassificatore a Torri inquinante e inefficiente”

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da www.nuovavicenza.it

 


di Giulio Todescan il 18 set 2013.

Bruciare il gas prodotto dalla pollina (le deiezioni dei tacchini) per produrre energia elettrica e calore per riscaldare il vicino palasport di Torri di Quartesolo? «Un impianto di questo tipo ha scarsa efficienza energetica, è inquinante e, se non ci fossero gli incentivi statali, sarebbe in perdita secca», dice Gianni Tamino, biologo, già professore all’Università di Padova e ambientalista tra i massimi esperti di biomasse.

A Torri se ne parla da fine agosto, quando i cittadini residenti in via Vedelleria hanno saputo dell’approvazione da parte della Regione Veneto del progetto di gassificatore di pollina promosso dall’allevamento «Avicoltura Berica» di Ruggero Dal Monte. Un impianto prototipo in Veneto, pensato per smaltire 3 mila tonnellate annue di feci prodotte dai quattro allevamenti di Dal Monte: uno si trova accanto alla centrale progettata, un altro sempre in Comune di Torri, altri due nei confinanti Comuni di Castegnero e di Grumolo delle Abbadesse, frazione Vancimuglio.

Proprio a Vancimuglio lunedì 16 settembre si è tenuta un’assemblea pubblica organizzata dal comitato Fermiamo il gassificatore a Torri. Sala stracolma: oltre ai relatori (il professor Tamino, Marina Lecis consulente di diritto ambientale del Tribunale di Padova, il consigliere regionale Pd Stefano Fracasso), c’erano centinaia di cittadini preoccupati. Ma anche il sindaco Diego Marchioro (Pd, sponda renziana) e parte della giunta, che nei giorni scorsi ha fatto una parziale marcia indietro, scrivendo alla Regione e chiedendo di congelare il progetto (di cui Marchioro nei mesi dell’approvazione non aveva informati né i cittadini né la giunta) in attesa di approfondimenti tecnici.

«In Italia ci sono centrali simili che non usano la pollina, ma altri materiali come il legno – spiega Tamino – I risultati energetici sono modesti. La pollina è troppo secca per produrre biogas, come combustibile diretto non dà grandi risultati. Per questo ha bisogno di un innesco, che nel caso del progetto di Torri è costituito dal gasolio, per portare il materiale ad alte temperature. La centrale prevede una cisterna interrata da 1500 litri di gasolio. Un bruciatore ausiliario da attivare in caso di malfunzionamento della combustione. Il problema è: quante volte verrebbe usato? Allo stato delle conoscenze sulla pollina, potrebbe essere usato anche molto spesso, e la maggiore pericolosità dell’impianto, in fatto di fumi, è proprio nell’accensione e nello spegnimento del bruciatore».


La centrale avrebbe l’autorizzazione per lavorare 7500 ore l’anno (pari a 312 giorni) producendo 250 kilowatt elettrici (da usare per le necessità dell’allevamento) e 464 kilowatt termici (acqua calda che dovrebbe essere collegata con un impianto di teleriscaldamento al vicino Palasport comunale). Intorno ci sono infrastrutture molto impattanti come l’autostrada A4, la strada regionale 11, il centro commerciale Le Piramidi.

«In quell’area le polveri sottili già superano ampiamente i limiti previsti dalle norme comunitarie – aggiunge Tamino – In queste condizioni l’Unione Europea dice che non si possono realizzare nuovi impianti inquinanti. Sarà pure una centrale piccola, ma produrrà pur sempre oltre 1 tonnellata di polveri sottili l’anno, tre tonnellate di monossido di carbonio, dieci tonnellate di ossidi d’azoto, mezza tonnellata di anidride solforosa e circa settanta chilogrammi di composti organici prodotti dalla combustione, che possono anche contenere inquinanti molto pericolosi. Questo finirà nell’aria. Poi ci sono i rifiuti solidi, ovvero il 20 per cento di quanto si brucia: ceneri e polveri, circa dieci tonnellate l’anno di polveri da smaltire in discarica come rifiuti speciali. Solo che nel progetto non è indicato in quale discarica verranno portati».

Insomma non è solo una questione di odori, lato della faccenda che ha sollevato preoccupazioni fra i residenti. In fatto di inquinamento, invece, la stessa Regione Veneto ha recentemente adottato linee guida restrittive che, se fosse riproposto oggi il progetto, porterebbero probabilmente a una bocciatura. Sono interdette «le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità (produzioni biologiche, DOP, IGP, IGT, DOC, DOCG, produzioni tradizionali)», e nel caso di Torri la zona circostante l’allevamento ospita colture di riso doc e produzioni di vino doc. Oltre che siti di pregio come l’area Sic del fiume Tesina, l’oasi naturalistica degli stagni di Casale, l’area Sic dei Colli Berici nel confinante comune di Longare.
Nemmeno dal punto di vista economico l’impianto è esente da critiche. Tamino sottolinea che «se non ci fossero gli incentivi statali, quello sarebbe un impianto in perdita», anche perché, sommando l’energia usata per avviare l’impianto e per il trasporto della pollina, il surplus energetico prodotto sarebbe «modesto». Il vantaggio starebbe nello smaltimento della pollina, materiale che tal quale non si può spargere nei campi come fertilizzante. «La pollina, se stabilizzata, può produrre un ottimo compost da usare come fertilizzante e ammendante» spiega Tamino. Un business che al momento non sembra interessare gli agricoltori della zona, che all’assemblea hanno difeso l’impianto energetico.

La prossima puntata è attesa fra una settimana, giovedì 26 settembre, giorno in cui l’amministrazione comunale ha indetto un’assemblea pubblica sul tema. Che arriverà presto anche in consiglio comunale, su richiesta delle opposizioni.

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