Ingroia: «Ecco come abbiamo costruito le liste»

Pubblicato il da ilfogliorossodivicenza-nordest

«Sul nostro sito vi racconto come abbiamo lavorato per preparare le liste di #Rivoluzionecivile". Antonio Ingroia affida a Twitter e al sito il racconto del progetto che ha animato la costruzione di una squadra che proviene dal cuore del Paese reale e che «potesse rappresentarlo davvero, invece di usare il voto dei cittadini per difendere gli interessi personali o quelli di partito. Crediamo di esserci riusciti ma spetterà agli elettori giudicarlo. Di certo, la compilazione delle liste elettorali ha confermato quanto sia urgente modificare la legge elettorale e quanto irresponsabile sia stato non farlo prima di queste elezioni.
Noi di Rivoluzione Civile abbiamo preparato le nostre liste basandoci sui due cardini che ispirano tutta la nostra politica. Il primo è dare voce e portare nelle istituzioni l'Italia migliore, quella che crede nell'onestà e nella giustizia sociale. Il secondo è la scelta di intrecciare l'esperienza dei movimenti, delle associazioni e dei singoli cittadini con quella della “buona politica”, che in questi anni ha difeso la democrazia e la dignità delle istituzioni. Abbiamo dovuto fare i conti con una legge elettorale pessima, che solo le forze politiche presenti oggi in Rivoluzione civile hanno tentato di cambiare e che i grandi partiti hanno voluto, con grande ipocrisia, mantenere. Nei limiti imposti da questa legge, abbiamo organizzato le liste in modo da garantire, per quanto possibile, l'elezione a quei candidati che ci sembravano particolarmente rappresentativi delle correnti migliori che esistono e resistono nella società civile italiana».
Un passaggio, quello dell’ex pm di Palermo, che serve a dialogare con quanti sono restati ai margini o addirittura delusi dall’esito della frenetica negoziazione sulle liste.
Ci sono stati malumori in alcuni territori che si sono visti paracadutare candidati da Roma senza che venissero tenute in considerazione le indicazioni che giungevano dalle assemblee di Cambiare si può. Lo stesso spazio politico, “Cambiare si può”, cui va il merito di aver aperto il varco decisivo a una lista della società civile antiliberista e autonomo, è attraversato da una spaccatura tra “apocalittici” e “integrati” (da non prendere alla lettera la definizione che vuole solo segnalare la distanza tra le posizioni) rispetto all’esperienza di Rivoluzione civile. Servirebbero segnali di rispetto, apertura, anche se una relazione già esiste. Da Milano, ad esempio, Anita Sonego, Emilio Molinari e Franco Calamida e Basilio Rizzo, presidente del consiglio comunale hanno scritto a Ingroia perché spiegasse perché le candidature di quella città sono state «tutte decise ad un ristretto tavolo centrale», annullando «senza una spiegazione la volontà di un’ampia assemblea cittadina» che aveva indicato la figura di Vittorio Agnoletto.
Non stupisce che, in mancanza di risposte pubbliche la stampa più ostile alla Lista Ingroia enfatizzi (salvo essere smentita come nel caso della supposta rottura con Borsellino) gli elementi di perplessità su una lista, l’unica con un programma di chiaro segno antiliberista, che però preferisce candidare il legale di Gratteri (il più alto in grado alla Diaz) piuttosto che l’ex portavoce del social forum.
Anche Cecilia Strada, presidente di Emergency, sembra iscriversi al partito dei delusi con questa dichiarazione postata sul web: «In Rete è girato il sostegno di Gino a quest’operazione ma è stato tirato in mezzo. All’inizio quando sentivamo il no alla guerra, la difesa della sanità pubblica, noi e tanti come noi, dal basso, ci abbiamo creduto. Poi hanno blindato come capilista i dirigenti di partito e ora sento la delusione dei cittadini che avevano sperato e ci avevano messo il loro entusiasmo». Davvero è così ampia e drastica la delusione di cui parla la presidente di Emergency? I sondaggi sembrano dare alla lista il vento in poppa ma questo non risolve la necessità di risposte urgenti.

Checchino Antonini

 

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