Mafia e Veneto, un binomio collaudato
Da decenni, Enzo Guidotto è uno degli osservatori più attenti sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’Italia del nord. Veneto e vicentino inclusi. Presidente dell’Osservatorio veneto sui fenomeni mafiosi, già referente regionale di Libera, consulente per più legislature della commissione parlamentare antimafia, Guidotto non si tira indietro quando gli si chiede di fare il punto sulla presenza della mafia nel nostro territorio.
«Il fenomeno più evidente – spiega- riguarda le grandi vie di comunicazione che in Veneto sono in via di realizzazione o stanno per essere realizzate, anche da aziende che hanno avuto contatti con la mafia». Il riferimento è ai cantieri della Valdastico Sud, dove sono stati sequestrati dei tratti affidati alla Calcestruzzi, accusata di aver ricevuto forniture da aziende vicine al clan dei Madonia (il cui boss, Giuseppe Madonia, è stato arrestato vent’anni fa a Longare). E dove è stata segnalata la presenza di sostanze tossiche su cui sta indagando l’antimafia veneziana. E ai cantieri della Pedemontana, in cui l’impresa realizzatrice avrebbe accettato, in un altro cantiere (la metropolitana di Palermo) subappalti e forniture da aziende imposte da Cosa Nostra, ramo Lo Piccolo. «Lo Piccolo è in carcere, ma altri soggetti a lui collegati si danno da fare – continua Guidotto -. Un imprenditore a lui vicino aveva acquistato un appartamento nel trevigiano, mentre il suo avvocato stava trattando l’acquisto di immobili per 8 milioni di euro tra Abano e Chioggia».
Avvenimenti che non fanno che confermare un trend che va avanti da anni. «E denotano quel fenomeno che io chiamo ospitalità ambientale. Se le organizzazioni criminali operano così, è perché qui hanno trovato un terreno fertile. Il punto è che questi fatti vanno collegati: se si tratta di un episodio singolo può essere un caso, ma quando se ne registrano diversi siamo di fronte ad un fenomeno da prendere in considerazione. C’è una capacità delle mafie di estendere la propria attività in zone dove l’opinione pubblica e la stampa quotidiana non seguono con la dovuta attenzione il problema».
La crisi ha infatti facilitato i contatti tra imprenditori bisognosi di denaro e organizzazioni mafiose disponibili a prestarlo. Il caso di una società finanziaria legata a famiglie delle camorra è sotto inchiesta a Padova, ma potrebbe essere solo la punta di un iceberg. «Le conseguenze di questo tipo di operazioni di solito sono tre: o il fallimento dell’azienda, o la cessione forzata di quote societarie all’organizzazione criminale, o l’acquisto dell’azienda ad un prezzo stabilito». Così, interi pezzi di economia possono scivolare nelle mani della mafia.
Perché, continua Guidotto, i tentacoli della piovra sono di tre tipi. I primi si occupano di gestire attività illegali, di riciclarne i proventi e di reinvestirli in attività pulite. I secondi tessono una tela di rapporti con i pubblici poteri, politica in primis. I terzi, infine, sono il braccio armato e violento. E non è necessario vedere in azione la lupara per dire che la mafia si sta radicando in un territorio. Il Veneto, in questo, sembrerebbe proprio un caso modello. Anche per la relativa inerzia di istituzioni e associazioni di categoria, che non tengono alto il livello di allarme. «La colpa non è solo dei mafiosi – conclude Guiotto -. È di chi non fa tesoro di quanto avvenuto in passato. Io dico sempre che c’è un peccato di omissione diffuso».
E l’attentato di Brindisi, come può essere giudicato? Troppo presto per inquadrarlo con precisione, ma i dubbi sono tanti. «La Sacra Corona Unita pugliese non è mai stata un’organizzazione compatta come Cosa Nostra, e ultimamente ha preso delle batoste notevoli, tanto che c’è chi dice sia sulla via del tramonto – spiega Guidotto -. Inoltre dei mafiosi di Mesogne non avrebbero mai fatto un attentato alla scuola del loro paese, compromettendo il consenso di cui godono e mettendo a rischio anche la vita dei figli di persone a loro vicine». Quindi? «Il procuratore antimafia Grasso ha parlato di strategia della tensione. È presto per dire qualcosa, ma è un’ipotesi che è venuta fuori più volte anche per via D’Amelio».