Passa il dl femminicidio, che in realtà è una legge contro i no tav
Come il decreto emergenze, anche il dl sul femminicidio si trasforma, in corso d’opera, in un provvedimento omnibus, all’interno del quale trovano spazio gli argomenti più disparati: dai no-tav, alle province, passando per i vigili del fuoco. I soddisfatti si contano sulle dita di una mano, ma le larghe intese funzionano anche questa volta. Sono nate apposta per questo. 143 i sì e 3 i no, dal Senato arriva il via libera definitivo al provvedimento. Come già a Montecitorio due giorni fa, anche a palazzo Madama oggi Lega, Movimento cinque stelle e Sel non partecipano. Con una votazione a tempi record - il provvedimento, infatti, scadeva il 14 ottobre - le nuove norme sono ora pronte per essere promulgate dal presidente della Repubblica e pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Il premier Enrico Letta esprime la sua soddisfazione con un tweet, «è un giorno importante». Di fronte al pastrocchio giuridico, si sprecano le lacrime di coccodrillo. «L’alternativa è se convertire un testo che ci è arrivato il 9 ottobre o lasciarlo decadere, malgrado ci siano degli errori», avverte prima del voto il presidente della commissione Giustizia Francesco Nitto Palma (Pdl). La solita storia. La presidente della commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro (Pd) critica «la presenza di norme disomogenee» nel decreto legge «in violazione dei principi della Costituzione». «E’ l’ultima volta che accettiamo qualcosa del genere: intendiamo seguire la Costituzione con l’articolo 77 e i numerosi richiami all’omogeneità dei decreti lanciati dal Quirinale». Un po’ come l’ultima sigaretta di Zeno.
«Ci sono pochi precedenti di decreti in prima lettura mandati al Senato alla vigilia della scadenza. Non si verifichi più», ammonisce il capogruppo del Pdl Renato Schifani. L’onorevole cittadino Francesco Campanella pone una pregiudiziale di costituzionalità. L’aula respinge. Pur votando a favore, anche i senatori di Scelta Civica non fanno a meno di una nota polemica. «Questo decreto non ci risparmia dall'imbarazzo della sua eterogeneità: dei 12 articoli di cui è composto, solo 5 riguardano la materia drammaticamente urgente del contrasto della violenza contro le donne», sottolinea la senatrice Stefania Giannini. Le responsabilità del pasticcio sono evidenti. Ma anche questa volta la colpa morì fanciulla.
Paolo Ferrero si fa una domanda e si dà una risposta (anche se non sarà mai invitato da Gigi Marzullo): «Che c’entrano i No Tav e le province coi femminicidi? «Crediamo che l’approvazione del decreto sia in realtà un espediente per continuare ad inasprire la repressione ai danni di chi legittimamente protesta – sottolinea il segretario di Rifondazione comunista – I militari, infatti, secondo il testo, potranno essere utilizzati anche per servizi di vigilanza a “siti ed obiettivi sensibili”. I movimenti e le associazioni femministe contestano giustamente il provvedimento. In primis perché ancora una volta la violenza di genere è trattata come un mero tema di ordine pubblico e sicurezza. Inoltre, l’irrevocabilità della querela toglie alle donne l’autodeterminazione. Sul corpo delle donne si continua, purtroppo, a fare propaganda». Il governo delle larghe intese anche oggi ha portato a casa la pagnotta. Sipario.