Perchè la sinistra di classe torni a contare
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Tiene banco fino all'ultimo scampolo di campagna elettorale la commedia della paura di un ritorno di Berlusconi, agitata dal Pd per lucrare consensi che altrimenti non riscuoterebbe e per annettersi voti che appartengono alla sinistra.
Ci ha pensato ieri sera Nanni Moretti, il Savonarola di un tempo che fu, dal palco dell'Ambra Jovinelli, insieme a Bersani, ad invocare il voto ai Democrat come atto di "liberazione". Come se l'avvento del Pd al potere rappresentasse non soltanto il tramonto (già avvenuto) dell'era berlusconiana, ma anche l'esordio di un'Italia nuova. Che, con tutta evidenza, nelle mani del Pd e dei suoi promessi alleati non ci sarà.
Per quasi due mesi, il Pd, la Repubblica e quella sottomarca che ne è diventata l'Unità, hanno attaccato a testa bassa Rivoluzione civile nel nobile e democratico intento di spingere ancora la sinistra, la sola che c'è, fuori dal parlamento. C'è da augurarsi che gli italiani non abbocchino di nuovo a questa esca avvelenata.
Intanto, a San Giovanni, Grillo fa il pieno: una replica in grande dello spettacolo pirotecnico da lui inscenato in tante piazze d'Italia. Un unico slogan: "Tutti a casa". Folla in deliquio per il lavacro annunciato. Proposte: nessuna. Progetti: neppure. Democrazia: neppure l'ombra. Dentro il camper parcheggiato nel retropalco, in cabina di regia, quel Gianroberto Casaleggio che del "Movimento" detiene il copyright in condominio con il comico genovese.
Monti, in tono minore, ha chiuso a Firenze. Profilo basso, l'uomo dei "Poteri forti" attende soprattutto che la giostra si fermi. Non otterrà gran che dalle elezioni, ma avrà molto comunque, in virtù dell'utilità marginale dei voti a "Scelta civica" e, soprattutto, dall'alleanza, scontata, con Bersani e con quel Nichi Vendola che ha consegnato Sel - ora lo vedono (quasi) tutti - ad una patetica irrilevanza, in cambio di qualche strapuntino in parlamento.
Rivoluzione civica, controcorrente, nel più totale, premeditato e organizzato ostracismo mediatico, prova a mettere un primo mattone sull'edificio di una sinistra democratica e di classe. Le elezioni, se per i comunisti non sono mai "l'ultima spiaggia", rappresentano tuttavia un importante banco di prova. Queste, in particolare, dopo la colata di cemento ideologica che ha asfaltato ogni capacità di lettura critica del mondo in cui viviamo.
Il successo, nelle terribili condizioni date, può rappresentare lo stimolo e il collante necessario per il grande lavoro che c'è da fare.
Sarebbe una sciagura se la politica italiana si riducesse ad una contesa fra liberismo, reazione criptofascista e populismo qualunquista.
Domenica e lunedì ogni voto conta.
Dino Greco