Tutti col Colle
Spiazzati, forse; sollevati, magari; delusi proprio no. Perché la mossa di Napolitano raccoglie solo consensi, quasi entusiastici, benché ci sia ben poco da stare allegri.
Tra i primi a schierarsi senza sé e senza ma è Bersani. Secondo il leader del centrosinistra, come per altro aveva già ieri assicurato Enrico Letta, «il Pd è pronto ad accompagnare il percorso indicato da Napolitano. Un governo di cambiamento e una convenzione per le riforme restano il nostro asse». Prima del segretario, Gentiloni, schierato fin da subito a favore della collaborazione con il Pdl, aveva commentato: «L'Italia è in buone mani, la decisione del presidente di restare fino all'ultimo giorno, tranquillizza il Paese, i mercati e l'Europa. Si tratta ora di lavorare nei prossimi giorni per individuare i punti essenziali di una possibile soluzione di governo».
Manco a dirlo, Scelta civica, galvanizzata dal quasi endorsement nei confronti del governo Monti, parla di «perfetta condivisione della scelta del capo dello Stato». Si tratta di ciò che «avevamo auspicato perché garantisce la continuità della presidenza della Repubblica e ci riporta in maniera ferma e netta alla centralità del programma, mettendo in secondo piano formule di governo che sono state elemento di discussione e che non hanno portato a nessun avvicinamento tra le forze politiche».
Giusto un filino più tiepida la reazione del Pdl che parla di «sforzo apprezzabile» (con la sua mossa, è probabile che il presidente della Repubblica abbia mandato all'aria il piano del Cavaliere di elezioni anticipate, cui il Cavaliere forse mirava davvero). «Napolitano fa uno sforzo estremo per muoversi nella direzione di un'intesa tra le forze politiche. Dice di partire dai contenuti per arrivare al governo. La procedura è insolita ma è apprezzabile per il suo intento costruttivo», commenta Fabrizio Cicchitto». «Non c'è dubbio che in un momento così incerto e drammatico, la presenza del Presidente Giorgio Napolitano offra a tutti un punto di riferimento saldo e affidabile - è l'opinione del coordinatore del Pdl, Sandro Bondi. La Lega, invece, plaude senza riserve perché «il modello indicato dal presidente ricorda quello olandese, lo stesso che la Lega Nord ha proposto fin dall'inizio».
Tra le forze presenti in parlamento, solo il Movimento Cinque Stelle attacca Napolitano, salvo poi fare retromarcia, come i grillini ci stanno abituando da un po'. «Da Napolitano sembrerebbe essere avvalorata l'ipotesi di un inciucio di larghe intese, si presume Pd-Pdl», scrive su Facebook il "comunicatore" Claudio Messora, per altro lo stesso che all'indomani del voto suggeriva di «lasciare in carica il governo Monti, con una prorogatio, e trasferire tutto il peso delle riforme al Parlamento, con una sorta di legislatura parlamentare». Una soluzione che appare molto simile a quella prospettata oggi dal presidente della Repubblica. Tant'è. Forse si è ricordato dopo della sua proposta, perché più tardi a Sky, Messora ha ingranato la retromarcia: quella di Giorgio Napolitano «è una scelta che ci piace. Con un po' di realismo è, tra tutte quelle possibili, quella che si avvicina alla soluzione di questo momento».
Di ben altro tono il commento di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, che denuncia «il vergognoso politicismo che caratterizza tutte forze le politiche - vecchie e nuove - in Parlamento. I disoccupati e i pensionati non possono aspettare mesi per veder affrontati i loro problemi. Per questo proponiamo l'assunzione di provvedimenti di urgenza per la riduzione delle tasse a lavoratori e pensionati, per il salario sociale ai disoccupati. La vicenda cipriota dimostra che i soldi per le banche li sanno trovare».
Dino Grecco da www.liberazione.it