Vicenza, arrestato il comandante della base Usa

Pubblicato il da ilfogliorossodivicenza-nordest

Ubriaco e violento. «La metafora della presenza americana in quella città»

La stampa normale la prende con le pinze: il colonnello David Buckingham forse ha bevuto qualche birra di troppo. E' successo alla festa del 4 di luglio, che quest'anno a Vicenza hanno anticipato per risparmiare sui festivi da pagare al personale. L'Independence Day stavolta veniva il giorno dopo l'inaugurazione ufficiale della base. Secondo i testimoni Buckingham si imbatte, evdentemente alticcio, verso la fine della festa, nella Military Police che lo invita ad aspettare che la sbornia passi. Mai dire a un ubriaco di aspettare che evaporino i fumi dell'alccol. Buckingham non ci sta, reagisce in modo violento, insulti e qualcosa di più. Spinte, botte. Avrebbe forzato il blocco e costretto la MP a inseguirlo, con la collaborazione dei carabinieri della Setaf. Inevitabile l'arresto.
Il sito del movimento si chiede sui social network: «Chissà se il comandante Usa delle truppe statunitensi a vicenza era ubriaco anche quando ha dichiarato che la nuova base al Dal Molin è stata realizzata in stile palladiano».
E viene sottolineato che questo arresto è «la metafora perfetta della presenza militare statunitense a Vicenza e della loro integrazione nella comunità locale: alcol, dipendenze, arroganza e aggressività sono la quotidianità della vita notturna dei soldati statunitensi appena rientrati dai fronti di guerra».
A chi sostiene la presenza americana viene infine suggerito di aprire «presso la Ederle un gruppo di alcolisti anonimi: sarebbe il modo migliore per tentare di mitigare l'immagine negativa che i soldati statunitensi danno ogni notte alla comunità vicentina».
Dalla Ederle non è stata diffusa alcuna nota ufficiale, anche perché ieri era il 4 luglio e le strutture erano chiuse. Ufficiosamente gli americani confermano che un'inchiesta è in corso ma sostengono che il colonnello non sarebbe tecnicamente in stato di arresto. In realtà è nelle mani della giustizia militare americana, in quanto soldato e inquisito dalla Military Police, mentre le forze dell'ordine e la magistratura italiane non sono coinvolte. E' certa, la stampa vicentina che la procedura militare Usa è molto più severa di quella civile italiana. Si cita il caso dell'ex comandante della 173ma Brigata, il col. James Johnson III, finito davanti alla corte marziale per essersi innamorato di una donna irachena ed essersi reso colpevole di adulterio, bigamia e di uso dei fondi dell'esercito per scopi personali. Il reato contestato a Buckingham è meno grave ma il fatto di essere comandante della guarnigione implica un grado più elevato di responsabilità.
Insomma, sono tempi duri per la credibilità dello Zio Sam nella città berica stravolta dalle servitù militari. Il sito del movimento NoDalMolin riporta le parole di “Marines" Smiderle, il giornalista «più embedded di Vicenza» dal giornale della confindustria locale che ha voluto, sulla pelle dei cittadini, che l'aeroporto civile si trasformasse nell'ennesima base.
Perfino questi settori, all'indomani dell'inaugurazione della base, hanno dovuto prendere atto quanto sia lontana la pacificazione della città nella vicenda Dal Molin. Ecco cosa scrive il Giornale di Vicenza: "AItro che low profile. La base militare più bella del mondo è stata inaugurata tenendo un profilo rasoterra. Nessun rappresentante dei governi, discorsi formali di circostanza, fasce tricolori lasciate nell’armadio, giornalisti lasciati a cuocere sotto il sole, vescovi che ritengono opportuno non partecipare. Dopo tanti anni di contestazione, replicata simbolicamente anche ieri dai gruppi dei No Dal Molin, era prevedibile che lo zio Sam tenesse i toni bassi nel giorno del taglio del nastro. Ci mancava solo lo scandalo delle intercettazioni Usa ai danni degli amici europei per gettare un’ulteriore dose di ghiaccio in una cerimonia che avrebbe dovuto esaltare proprio la granitica alleanza tra Roma e Washington».
Nemmeno il vescovo di Vicenza ha voluto partecipare al party per la nuova base, ma, novello Pilato, ha dettato questo: «Desidero esprimere la mia distanza da ogni forma di violenza, da quella compiuta con le armi della guerra, ma anche da ogni manifestazione, che oltrepassa i limiti della vita civile e delle giusta dimostrazione democratica del dissenso». Quando si dice un colpo al cerchio e uno alla botte.
Ma i movimenti fanno notare, sette anni dopo l'inizio di una mobilitazione tra le più importanti nel Paese, che del progetto statunitense oggi manca l’aspetto strategicamente decisivo: uno spazio di volo. Progettato ma che non è stato realizzato, e non lo sarà mai. «Laddove avrebbero voluto decollare gli skysoldiers, infatti, oggi c’è il Parco della Pace, 600mila metri quadri. Un territorio smilitarizzato grazie alla cocciutaggine dei vicentini. Che sono entrati, più volte, in quell’area; ci hanno piantato 150 alberelli; ci hanno dormito, dopo aver tagliato le reti per occuparlo. E che, per questo, andranno a processo, in 44, il prossimo settembre».
Era la città più sicura per gli statunitensi, democristiana e bigotta, e in questi anni quella destra è tracollata, in parte è mimetizzata nel centrosinistra di governo ma la stagione del NoDalMolin ha sedimentato un po' di consapevolezza se, il giorno prima dell'inaugurazione il popolo delle cesoie ha ripreso la parola per tagliare 300 metri di recinzione della Base Pluto.
La lotta continua.

 

Checchino Antonini da www.liberazione.it
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