Aim e privati 1/ Il no della sinistra. “Tenuti all’oscuro”

Pubblicato il da ilfogliorossodivicenza-nordest

Scritto da Luca Matteazzi il 22 giugno 2012. su www.nuovavicenza.it

 

 

schei.jpgPiano con le aperture ai privati. E attenzione a non svendere un patrimonio di tutta la città. Mentre Aim imbocca con sempre più decisione la strada verso l’apertura a capitali privati e verso le alleanze con altre multiservizi, la sinistra che non è nella maggioranza di Variati (Idv, Vicenza Libera, Sel e Prc-Fds) invita a muoversi con i piedi di piombo. E guarda con preoccupazione agli scenari delineati nei giorni scorsi dal presidente Colla.
Il ragionamento di fondo è comune: visto che si parla di servizi pubblici, una gestione pubblica offre maggiori garanzie di una privata, che è per forza di cose alla ricerca di investimenti remunerativi. «Queste società sono un patrimonio di tutta la collettività – riassume Giuliano Ezzelini Storti, segretario provinciale di Rifondazione – Prima di far entrare i privati, che logicamente cercano il profitto, ci andrei molto cauto». Su questo punto c’è un coro unanime. Silvano Sgreva, consigliere comunale dell’Idv: «Vorrei vederci chiaro, perché l’apertura ai privati non diventi una svendita. Sa hai un’azienda e la gestisci bene, questa può diventare una rendita. Se la cedi, in tutto o in parte ai privati, diventa un business, e il pubblico perde il controllo ». Ciro Asproso, di Sel: «Il nostro orientamento è sempre stato quello di mantenere i servizi pubblici in house, soprattutto in regioni come la nostra, dove il pubblico ha sempre lavorato bene. Questo anche per rispettare la volontà degli italiani, che con i referendum dell’anno scorso si sono espressi per mantenere pubblica la gestione dei beni comuni». Cinzia Bottene, di Vicenza Libera-No Dal Molin: «Sono contraria alle privatizzazioni. Di solito sono un modo per svendere il patrimonio pubblico e favorire il privato».
Il problema è che è la legge ad imporre la vendita di quote ad aziende private. O così, o bisognerà mettere a gara la gestione dei servizi, con tutte le incognite del caso. «Piano – ribatte Ezzelini Storti -. La normativa non è poi così chiara: mi sembra che si stia mettendo il carro davanti ai buoi, e che Colla si stia muovendo in modo un po’ spregiudicato. Chi governa dovrebbe richiamarlo all’ordine». E non è nemmeno così scontato che l’apporto di capitali privati sia necessario per restare su un mercato sempre più competitivo. «Sappiamo bene che il momento è difficile e che stare sul mercato è tutt’altro che semplice – obietta Asproso – Ma riteniamo che la bussola dovrebbe essere chiara: tenere i servizi pubblici in capo al comune, senza bisogno di aprire ai privati».
L’ipotesi a cui sta lavorando Aim è di adottare una strategia diversa settore per settore. Gestione in house nel trasporto pubblico con fusione con Ftv, alleanze nel ramo del gas, qualche apertura ai privati nell’energia, dove servono investimenti consistenti. «Attenzione – avverte Ezzelini Storti – il trasporto pubblico è un costo. Nel settore dell’energia c’è la polpa». E in ogni caso, sottolineano tutti, il punto fondamentale è che il controllo deve rimanere pubblico. «Starei molto attento prima di far entrare i privati nei cda», argomenta Asproso. «Mantenere il controllo pubblico è una priorità – gli fa eco Cinzia Bottene – proprio perché è un patrimonio di tutti e va valorizzato. Per questo, inoltre, le nomine dovrebbero essere fatte in base a competenze, non per amicizie o affinità politiche. Cose che non è avvenuta né in Aim né in Ftv».
Anche perché, altra osservazione condivisa, ci si muove in un settore che ha dirette conseguenze sulla vita delle persone. Si parla di bollette di acqua, luce e gas, di tariffe rifiuti, di biglietti degli autobus, tutte cose che pesano direttamente sulle tasche dei vicentini. E si parla di centinaia di posti di lavoro. «Sono discorsi che mi spaventano molto soprattutto dal punto di vista occupazionale – aggiunge ancora Cinzia Bottene -. Anche quando abbiamo discusso in consiglio di Aim e Ftv, si è parlato della necessità di razionalizzare e ottimizzare il servizio. Di solito quando di dice così, si intende tagliare posti di lavoro».
Se la privatizzazione scatena una levata di scudi, il discorso si fa almeno in parte più morbido quando si ragiona di possibili alleanze. Una strategia che può essere «sensata», come dice Asproso, se si lavora in ambito provinciale o regionale per obiettivi concreti: è il caso della possibile newco con Verona per acquistare il gas a prezzi più vantaggiosi. Ma anche qui si possono nascondere delle insidie. «Dietro a questi ragionamenti – osserva Ezzelini Storti – c’è sempre la multiutility del nord, che poi dovrebbe competere sul mercato con i grandi gruppi internazionali. Stiamo attenti, perché il pregio delle municipalizzate è che c’è un controllo diretto dell’ente pubblico: quando si mettono in piedi strutture enormi e complesse, si perde il controllo e c’è il rischio che entri il peggio della politica».
C’è, infine, il problema del mancato confronto con la città. « È imbarazzante apprendere sempre queste novità dai giornali – commenta Asproso – sarebbe ora che si aprisse un confronto, altrimenti c’è il rischio che scelte fondamentali vengano prese all’insaputa dei cittadini. Di solito quando ci sono annunci come questi, vuol dire che le trattative sono già in corso. E allora rendiamole trasparenti e discutiamone insieme: se non ci si confronta su questi argomenti, su cosa ci confrontiamo? Sulle asfaltature delle strade e su progetti urbanistici già decisi?». Rifondazione si spinge ancora più in avanti. Proponendo che il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini diventino dei cardini nella vita dell’azienda. Come si sta sperimentando a Napoli con Abc (acronimo di Acqua Bene Comune, dove, ad esempio, i cittadini fanno parte per statuto del cda). «Lancio un appello a Variati – conclude Ezzelini Storti – Faccia vedere il piano industriale, abbia il coraggio di sperimentare soluzioni nuove e apra alla partecipazione dei cittadini. Il resto è ipocrisia». Variati può rispondere che gli indirizzi su Aim li detta il consiglio comunale. Ma l’impressione che anche i consiglieri siano semplicemente chiamato a ratificare scelte decise altrove, a San Biagio e a Palazzo Trissino, ha più di qualche fondamento.

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