RINASCITA ED AGONIA DELLA COTOROSSI

Pubblicato il da ilfogliorossodivicenza-nordest

 

di Irene Rui

 

cotorossi-vicenza.jpgIl 26 marzo e il 14 maggio del 1944 l’antico opificio Cotorossi a Borgo Berga, in Vicenza, fu gravemente bombardato. I giorni seguenti tra le macerie fumanti, si frugò palmo a palmo per liberare i macchinari danneggiati e recuperare il salvabile. Vennero estratti, irriconoscibili dalla ruggine e dal calore, filatoi, roccatrici e telai, che furono trasportati e recuperati nell'officina organizzata nell'opificio di Debba. Finita la guerra il Cotorossi era pronto a risorgere e a riprendere l'attività sotto la direzione giovanile di Domenico Rossi, figlio di Carlo e nipote di Gaetano Rossi. Sotto la sua direzione l'azienda si espanse e si ingrandì.

Tra il 1954-55 fu tecnicamente ammodernata la tessitura, la pettinatura, la tintura dei filati, e la carderia dei coloranti. Fu rilevata la “Prima Manifattura Veneta di Medicazione Antisettica Giovanni Ponzani” di San Martino Buonalbergo (VR) che divenne il quinto opificio del gruppo.

Nel 1961 il cotonificio Rossi non indifferente alla questione meridionale, con la consociata Rossi-Sud costruì a Latina il sesto stabilimento.

Nel 1962 l’azienda decise di concentrare la tessitura a Vicenza e lo stabilimento di Chiuppano, sorto nel 1891, fu riconvertito a confezionamento. Nello stesso anno vi fu un radicale ammodernamento delle centrali elettriche di Debba, Calvene e Rozzola, collegate ad una linea da 25.000 wolts in grado di coprire il fabbisogno del 50% degli stabilimenti veneti.

Nel 1967 vi fu la ristrutturazione tecnologica e chimica, introducendo il “tinto in filo”, e la Cotorossi fu riconosciuta come una delle industrie tessili italiane più all’avanguardia.

Purtroppo la Cotorossi non riuscì a mantenere la posizione, poiché con il nuovo assetto sociale stavano cambiando anche le mode: si entra nell’era del casual, del sportivo, del jeans. L'azienda ha bisogno di nuova linfa gestionale, più giovanile, più moderna a passo con i tempi, in grado di prevedere in tempo i cambiamenti della moda. Il vecchio criterio gestionale di tipo patriarcale e accentratore, cominciò a scricchiolare. Negli anni '70 Domenico Rossi passa la direzione ai figli Alvise e Carlo e il Cotorossi con i suoi otto stabilimenti, tra Vicenza, Verona, Pordenone e Latina, passò tra il 1975 e il 1976, da più di 3.000 addetti a 2.570 con un calo del 15%. Alvise si occupò del confezionamento, mentre Carlo amministrò la rimanente parte del gruppo. I due Rossi seguirono la tradizione gestionale famigliare, accentrando su di loro le decisioni, senza porvi aria nuova con una gestione incapace di coordinare i settori commerciali, produttivi ed amministrativi aziendali. Malgrado gli ingenti investimenti economici, con esposizioni importanti con le banche, vi fu da parte loro un disimpegno negli investimenti aziendali e, anzi, i pochi ricavi non venivano rinvestiti nell'azienda. Alla politica gestionale miopistica ed arcaica, si aggiunsero ritardi innovativi con investimenti in settori moda in fase di declino. La Cotorossi incapace quindi, per responsabilità dei Rossi, e non certo del personale, di proporre un suo prodotto e di cogliere l’inversione della moda, tralasciato il settore tradizionale da sempre ancora di salvezza dell’azienda, si indirizzo ad una politica amministrativa gestionale basata sul consuntivo invece che sul preventivo, con ritardi di consegna nell’ordine di 4-5 mesi, con rimanenze di invenduto nel magazzino a seguito di annullamenti d'ordini, mancati pagamenti dei fornitori, mancato versamento dei contributi previdenziali dei lavoratori oltre al ritardo nell’erogazione degli stipendi; alla luce di tutto questo l'azienda, presentò nel 1976, un bilancio negativo. Conseguenza del quale gli istituti bancari non avendo garanzie, ritirarono i finanziamenti e chiesero il rientro dei crediti finanziati, che erano nell’ordine di 4-5 miliardi di lire.

La vertenza Cotorossi iniziò quindi, tra la primavera del 1976 e l’inizio del 1977. Il 30 luglio del 1977 si riunì per risolvere la crisi della più importate azienda di Vicenza, con 1800 lavoratori nel vicentino, di cui circa 1000 solo a Vicenza, il Comitato Unitario, costituito dalle parti sociali (i sindaci, la Chiesa e il sindacato) e quelle politiche (la Regione e i parlamentari). Il Comitato si prefisse di sbloccare la situazione con le banche visto che sino alla fine i Rossi sostennero che la questione era di natura liquida e non gestionale.

Nell’ottobre del 1977 la situazione precipitò sotto pressione degli istituti di credito, fu chiesta da parte dei Rossi, per evitare il fallimento, l’amministrazione controllata per lo stabilimento di Vicenza, cuore del gruppo, che durò sino al 9 ottobre 1978. I dipendenti dello stabilimento di Vicenza e Lisiera, furono messi in cassa integrazione straordinaria. Il nuovo assetto dirigenziale vide ancora Carlo Rossi come presidente del gruppo e il ragioniere Nicolussi direttore. Ad ottobre 1978 visti i scarsi risultati, analizzati anche dal Comitato unitario, e i lavoratori senza stipendio da più di due mesi, la Cotorossi è sottoposta in amministrazione straordinaria in base alla legge 44/78, o Prodi, sino al 1983. In questo periodo vedrà il succedersi di diversi giudici o amministratori straordinari: dall'avv.to Fioretto a Calabria. Il 23 giugno 1983 l’amministratore straordinario Calabria, autorizza la vendita del gruppo alla famiglia Camelli; il 1 luglio con atto del notaio Paolo Boschetti il gruppo è acquistato da Sebastiano Camelli di Genova. Da questa data inizierà una lunga contesa tra Camelli e l’IMI (Istituto Mobiliare Italiano) con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato. La Cotorossi fu la prima azienda in amministrazione straordinaria statale dell’IMI ad essere sottoposta a liquidazione, grazie alla Legge Prodi. La “Cotorossi S.p.A.” dei Rossi di Schio divenne proprietà del gruppo Camelli sotto la ragione sociale “Società Cotonificio Rossi Industria Tessile S.r.L.”, poi S.p.A. Ma questa è un’altra storia.

DSC_0043.JPGE gli altri opifici del gruppo? Lisiera chiuse nel 1974 a seguito del concentramento della tessitura a Vicenza. Chiuppano cessò l’attività nel 1975 e con la centrale elettrica sulla Rozzola rimase abbandonato al degrado. La Ponzani fu scorporata tra il settore commerciale e produttivo e posta in liquidazione nel 1983 così anche lo stabilimento di Latina. Quello di Pordenone seguì la sorte dell’opificio di Vicenza e ora è sede di un centro commerciale, guarda caso, IperDespar, e residenziale. Debba rimase ai Rossi di Schio, e nel 1989, su iniziativa di Carlo Rossi (attuale general manager), nacque il Cotonificio Veneto.

 

Foto 1 Cotorossi nel 1990 - Foto 2 Cotorossi oggi 

 

Fonti:

- atti della conferenza per il risanamento economico-finanziario, e per il rilancio produttivo del Cotorossi, tenutasi a Vicenza, al Canneti, il 29-30 settembre 1978;

- archivio Cgil - Cotorossi 1944-1990;

- Cotonificio Rossi in “Premio Nazionale Mercurio D’Oro 1967”.

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