Assemblea dei segretari dei Circoli PRC del nord: ripartire dai territori, rilanciare l'identità politica

Pubblicato il da ilfogliorossodivicenza-nordest

 

Renato Cardazzo segretario regionale PRC Veneto da ARC

 

bandierarossaL'assemblea del Circoli PRC del nord, tenutasi a Milano lo scorso sabato,  ha dimostrato quanta dedizione, quanta generosità, ma anche quanta rabbia, pervada i nostri Circoli. Dei seicento circoli del nord, era presente una nutrita rappresentanza, oltre duecento sessanta circoli registrati, e per la prima volta nella storia del nostro partito la parola è toccata a loro. L'assemblea, introdotta da una relazione piuttosto "prudente” da Gianluigi Pegolo, a nome della segreteria nazionale, si è svolta in modo costruttivo e in un clima tutt’altro che di smobilitazione. Per una volta i dirigenti regionali e di federazione, i dirigenti nazionali, si sono limitati (quasi tutti) ad ascoltare i compagni della base, quelli che fanno funzionare ancora oggi, nonostante le micidiali batoste, l'iniziativa concreta.

"Siamo il popolo dei banchetti, dei volantinaggi, dei blocchi degli sfratti, delle lotte ai cancelli e dentro le fabbriche, dei gruppi di acquisto e di solidarietà popolari" questo il messaggio, di quel partito che a sentirsi definire settario, incapace di dialogo e di pura testimonianza, non ne vuole proprio sapere. Dalla Val Susa, patria dei No Tav, al Polesine dove si lotta contro la riconversione a carbone della centrale Enel. Circoli che raccontano di lotte popolari come nel caso dell'opposizione alla base USA al Dal Molin, ricordata nell'intervento di Roberto Fogagnoli del Circolo di Schio; oppure le esperienze di costruzione del Partito nelle buone pratiche per il territorio, come ci spiega Margherita Citton  del Circolo di Mirano; o come si prova ad insediare il partito nei luoghi di lavoro, luogo centrale del nostro impegno, come ha ribadito Renato Panciera del Circolo di Marghera.

Circoli che si sono raccontati, senza enfasi o retorica, consapevoli della crisi della sinistra e del PRC, della difficoltà di capitalizzare il grande lavoro fatto, del progressivo venir meno del consenso popolare..

 

E via via che si susseguono gli interventi, le narrazioni delle proprie esperienze, le cose riuscite e quelle fallite, sempre più cresce la convinzione che proprio da questo patrimonio possiamo ricavare  il primo pilastro per la ripartenza. La valorizzazione, la messa in rete, la condivisione delle esperienze è il primo passo di un duro lavoro di costruzione di unità, l'unica unità davvero utile, quella che riorganizza i soggetti sociali che il pensiero unico ed il dominio capitalista disarticola, contrappone, isola. Senza quest'unità e questo percorso di ricomposizione, qualsiasi alchimia per tenere in vita la sinistra si ridurrà a tecnicismi da stati maggiori decaduti.

L'assemblea dei Circoli parla anche di una inderogabile riforma del partito,  di un nuovo modo di costruire e di concepire i gruppi dirigenti. Uscire dalla logica  delle correnti e delle sottocorrenti è il leit motiv, per provare a ricostruire i gruppi dirigenti sulla base di funzioni, partendo dalle espressioni del territorio, provando a far tesoro delle competenze, delle esperienze, delle ricchezze che ancora oggi, nonostante le sconfitte pesino moltissimo, esistono.

Ecco allora la proposta di ufficializzare l’assemblea nazionale dei segretari di Circolo, da convocare ogni anno, assieme alla scelta di favorire e facilitare relazioni orizzontali tra circoli, federazioni, regionali. Un percorso di maggior democrazia all’interno del quale lo stesso rinnovamento dei gruppi dirigenti non deve e non dovrebbe diventare un dramma.

Ma la centralità del congresso deve guardare ad altro. Serve uno sforzo per leggere lo stato di cose esistente e per dire come noi comunisti intendiamo modificarlo, per noi e per le future generazioni.

Non è possibile pensare che ai disoccupati, ai precari, ai lavoratori delle aziende in crisi, ai giovani studenti, ai pensionati noi si risponda dividendoci tra chi pur di riconquistare una presenza istituzionale e fare due deputati è disposto a tornare nell’alveo di un centro sinistra oggi al governo con Berlusconi; oppure, per opposto, pensare che un blocco anticapitalista si possa ricostruire sommando litigiosi velleitarismi, che vagheggiano persino di aprire la guerra alla FIOM del “traditore” Landini.

Ai ceti popolari non interessa sentirsi dire ogni cinque minuti che rifondazione comunista non è autosufficiente, ecc…  ai soggetti che ancora guardano a sinistra, che ancora sperano in una possibile alternativa, interessa  sapere quale sia il nostro progetto e quale sia il percorso che intendiamo concretamente intraprendere.

E’ con questa chiarezza che allora potremmo portare un contributo vero, sostanziale, alla ricostruzione di un grande blocco politico e sociale per una sinistra anticapitalista di massa.

Serve quindi un Congresso che si cimenti con  l'ardua costruzione di linea politica, che sia di identità politica (non l’identità liturgica buona solo per litigare sul Pantheon della nostra tradizione), che sia di orizzonte e non si limiti alle schermaglie sulle alleanze elettorali.

Per questo un Congresso diviso in mozioni di testimonianza, per darsi diversi rapporti di forza con i quali pesare i nuovi dirigenti, sarebbe una sciagura. A cui, è bene dirlo con estrema chiarezza, molti di noi si sottrarrebbero

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