Elezioni 2013, e i giochi delle primarie e inciucio a sinistra: ecco alcuni articoli e comunicati.
Pubblicato il da ilfogliorossodivicenza-nordest
Tratti da www.nuovavicenza.it
Elezioni 2013, Presidio in forse. E Sel gli sta addosso
Scritto da Giulio Todescan il 13 luglio 2012.
Cinque anni fa era stata una decisione a dir poco sofferta, ma che si era rivelata (in parte) vincente. Dopo settimane di lacerante discussione al Presidio Permanente, la parte di movimento No Dal Molin che si riconosceva nel tendone di Ponte Marchese aveva deciso di candidarsi alle elezioni. Sfiorando il 5%, con 3389 voti raccolti, il volto dei no base Cinzia Bottene agguantava un seggio in sala Bernarda, e diventava l’ago della bilancia per il ballottaggio, fornendo un contributo decisivo per la vittoria inaspettata del centrosinistra di Variati.
Cinque anni dopo, il quadro è completamente cambiato. Ma di nuovo si tornerà a discutere sotto la tenda a fianco della futura base. Base che sarà inaugurata nell’estate del 2013, proprio a ridosso delle elezioni amministrative di primavera. Inevitabilmente le istanze che portarono alla fiammata d’orgoglio dei vicentini No Dal Molin che si misero «in movimento» fra il 2006 e il 2008 (e oltre) torneranno di prepotente attualità: con l’arrivo di 2500 soldati con relative famiglie e personale civile si inizierà davvero a toccare con mano la città «militarizzata» paventata da Bottene e compagni. Paradossalmente, però, questo avverrà in un contesto di forte indebolimento del movimento, che negli ultimi mesi si è concentrato nel rivendicare il futuro «parco della pace» sul lato est della base.
«In questi giorni inizia un percorso di discussione al Presidio» dice prudentemente Cinzia Bottene. Sei mesi fa, su questo giornale, aveva rivendicato il proprio ruolo di opposizione in consiglio, e aveva annunciato che non si sarebbe ricandidata. Ora, al di là dei nomi, è il progetto stesso della lista civica ad essere in discussione. «Il confronto sta iniziando ora al nostro interno, dobbiamo chiarirci le idee noi prima di discutere con altri soggetti – spiega Bottene – E i tempi, come è sempre stato per le decisioni importanti nel movimento, saranno lunghi. Una presa di posizione pubblica potremmo darla forse al festival No Dal Molin (che si terrà dal 24 agosto al 5 settembre, ndr). Ma più che altro è una mia speranza».
Se nel 2008 fa la decisione di partecipare alle elezioni aveva spaccato il presidio, a questa tornata il dilemma non è tanto «lista sì – lista no», ma quale efficacia questa possa avere. Parlando con chi il presidio lo ha frequentato e lo frequenta ancora, emerge la vera domanda: senza avere un movimento forte alle spalle, ha ancora senso andare in consiglio comunale? A fare che cosa? Il rischio è che la mossa venga letta come troppo politicista, e poi ripetere l’exploit di cinque anni fa sarebbe oggettivamente difficile. D’altra parte, si dice al presidio, gettando a mare il lavoro fatto da Cinzia Bottene in sala Bernarda si rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca.
Olol Jackson cinque anni fa rimase fuori dalla lista del Presidio. Alle regionali del 2010 si candidò con il progetto ecologista Idea: la lista fece flop, ma lui prese 550 preferenze nel solo comune di Vicenza. Un gruzzoletto da non buttare via. Tanto che alcune voci lo danno ora in avvicinamento a Sel. «Assolutamente no» ribatte Jackson. L’ipotesi avrebbe una sua logica, vista nell’ottica nazionale, perché negli ultimi anni la galassia dei Disobbedienti e la creatura del presidente pugliese si sono reciprocamente corteggiati. Ma anche il fascino del “narratore” di Terlizzi negli ultimi tempi si è appannato. Un termometro utile è l’accoglienza riservata a Vendola dal festival padovano di Radio Sherwood, storica «base» dei centro sociali del Nordest: molto calorosa nel 2010, quando Vendola sembrava l’astro nascente della sinistra italiana, piuttosto fredda quest’anno, vista la situazione impantanata del centrosinistra nazionale.
Jackson la prende larga: «Siamo lontanissimi dal discutere di liste e di nomi – spiega – Prima dobbiamo ragionare sul ruolo che hanno gli enti locali oggi: sono enti svuotati dal nodo scorsoio del patto di stabilità, le autonomie locali sono quasi azzerate. I Comuni sono diventati meri esattori e hanno sempre meno risorse, per esempio, nel campo della protezione sociale. La riflessione parte da qui: che tipo di rapporto avere con questi enti locali, qual è la cosa migliore per il momento?» Stringi stringi, la prospettiva è ancora incerta: «Non abbiamo la sindrome della lista civica, per noi è sempre stata uno strumento, e oggi la fase è completamente diversa da cinque anni fa».
Parlare di Sinistra Ecologia e Libertà, però, non è cosa peregrina. Nell’attuale fase di stallo, dove ancora troppe sono le caselle vuote nello scacchiere politico pre-elettorale, i vendoliani chiedono le primarie di centrosinistra aperte a tutta la coalizione, con l’obiettivo di sfidare Variati con un candidato con un profilo nettamente di sinistra. Per questo Sel vorrebbe accordarsi con ciò che resta del Presidio, per fare fronte comune e dare più forza a questo candidato (che per il momento è ancora senza nome). Ma non è affatto detto che Variati conceda all’ala sinistra, oggi nell’angolo e senza voce in consiglio comunale, la ribalta delle primarie che, comunque andassero, donerebbero ai suoi sfidanti una notevole visibilità. Il pallino del gioco, insomma, lo tiene in mano Lui, il sindaco.
Scritto da Alessio Mannino il 17 ottobre 2012.
L’accordo fra Variati e Sel-No Dal Molin è fatto, lo ha annunciato ieri sera al direttivo del Pd il sindaco: il prossimo 25 novembre, in concomitanza con le primarie nazionali, il centrosinistra vicentino sceglierà il suo candidato sindaco per le comunali 2013 con una sfida sicuramente a due. Il numero di gareggianti, in realtà, conta poco. Il rito servirà a ratificare il vincitore annunciato, l’attuale titolare di Palazzo Trissino, il neo-renziano Achille Variati. Un voto-farsa? Sì. Vediamo di capire perché.
Mentre lo scontro di leadership tra il social-liberista Bersani e il liberal-liberista Renzi è vero, forte, frontale, quello a cui assisteremo a Vicenza nel prossimo mese non vede contrapporsi un outsider che si ribella al vecchio (Variati) contestandolo in quanto tale, ma discende da un’intesa preliminare fra lo stesso Variati e l’area che lo sfiderà, che finora è stata tenuta a distanza dalla stanza dei bottoni. Già questa è una differenza bella grossa: un conto è lanciarsi al duello apertamente, un altro è mettersi d’accordo prima. Sinistra Ecologia e Libertà e il gruppo dei Disobbedienti del Presidio, in questi anni di amministrazione civico-piddina, hanno avuto o contentini che li rabbonissero (Bocciodromo, i Festival No Dal Molin ecc) o manco quelli (Sel non ha ottenuto neanche uno strapuntino). Ora vogliono conquistarsi un posto al sole. Per riuscirci, hanno pensato bene di sfruttare lo strumento delle primarie, che consente di chiamare all’appello la gente di sinistra al grido di partecipazione, democrazia e rinnovamento.
Le primarie fungono da mezzo di legittimazione, da liturgia di mobilitazione e sistema di misura del consenso. E in ciò servono a entrambi i contendenti: a Variati, per far passare la sua conferma con l’investitura sacra del popolo votante; alla sinistra rosso-antagonista per affermarsi come soggetto con una sua presenza e forza che garantiranno, al momento della spartizione delle cariche e degli incarichi, un concreto tornaconto. Nel 2007, le fintissime primarie fra il sempiterno Variati e John Giuliari della civica Vicenza Capoluogo assicurarono a quest’ultimo un assessorato in giunta. I Rebesani e Asproso di Sel e i Jackson e i Palma del Presidio mirano così a prenotarsi un ruolo al tavolo delle trattative e delle decisioni in campagna elettorale e soprattutto dopo la sperata vittoria.
Perchè dopo che Variati vincerà, come vincerà, queste pseudo-primarie quale sia il prescelto a fingere di corrergli contro, dal minuto successivo tutti nel centrosinistra dovranno sostenerlo. Vendoliani e presidianti entreranno già nella futura maggioranza, fin dal prima del voto in aprile. Potranno dire di aver criticato per quel che basta il democristianone Achille, giusto per salvare faccia e coscienza, ma poi se ne metteranno al servizio. Le primarie, insomma, rappresentano di per sè un’alleanza, che appaga il bisogno degli aficionados di essere coinvolti ma in realtà giustifica e sigilla un’operazione a tavolino.
A guadagnarci davvero, però, sarà solo l’anziano volpone rumoriano. Può fare il suo solito teatro mostrandosi più moderato e centrista inscenando la garetta con sinistri vari e sa già in partenza di portare a casa senza fatica l’appoggio della sinistra che elettoralmente conta in città. Ma c’è un elemento che Sel e Disobbedienti sottovalutano: una volta insediato, l’Achillone potrà rispettare i patti o anche no. Sarà al suo ultimissimo mandato, sia perchè è il secondo consecutivo (il terzo in assoluto, dopo quello 1990-1995), sia soprattutto per ragioni anagrafiche (difficile immaginarlo ricandidarsi per l’ennesima volta nel 2023). Questo comporta che potrà fare quello che vorrà, libero dal pensiero di dover sottoporsi ancora al giudizio degli elettori del Comune. Ricordo che nel 2008, per esempio, non mantenne la promessa di nominare Ubaldo Alifuoco assessore all’urbanistica o presidente di Aim.
Ma Rebesani e Jackson sono convinti di non restare fregati perchè faranno campagna per lui sin dal primo turno. Ma nelle elezioni comunali si votano anche le liste e ci sono le preferenze per i singoli consiglieri. Sarà anche in base a questi risultati che verrà stilato il manuale cencelli a urne chiuse. E Variati e il fido Bulgarini stanno organizzando la gioiosa macchina da guerra della lista civica che porterà il nome del sindaco. Senza contare altre civiche che potranno affacciarsi alla ribalta, come quella dei No Dal Molin moderati (il Tavolo della Pace). E poi l’Udc, anch’essa al fianco del sindaco civico-piddino fin da subito. E, non dimentichiamolo, lo stesso Partito Democratico. Un frazionamento che favorisce l’assurgere di Variati a sommo régolo ed elemento unificatore, l’unico capace di tenere insieme anime, interessi e clientele così diverse.
Tra l’altro, dalla prossima consiliatura i membri del consiglio comunale diventeranno soltanto 32. Quindi sarà una lotta al coltello per farsi eleggere. E la sinistra, pur di salire sul carro del supposto vincitore, rinuncia a priori a lottare con una sua identità alternativa. E sì che Asproso era molto critico, ad esempio, sul Piano Interventi (leggete qui). E sì che il segretario cittadino di Sel, il giovane Vittorelli, poco tempo fa dichiarava di essere “all’opposizione” di Variati (leggete qui). Non per niente Cinzia Bottene, in rotta da un po’ con Jackson e soci, non ci sta a fare la cameriera di Achille. Restano fuori, al momento, anche la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) e l’Italia dei Valori. Pure loro su posizioni di contestazione dell’attuale giunta, specialmente sull’urbanistica (leggete qui). Variati di costoro non vuole saperne. Ma chissà, pur di eliminare ogni dissenso alla sua sinistra potrebbe acconsentire ad imbarcarli, se i figliol prodighi tornassero all’ovile cospargendosi il capo di cenere. Oppure no, meglio tenerli in quarantena sperando di vederli sparire dalle mappe politiche. Quello che Variati non può permettersi è di lasciare alcunchè di intentato per blidare il suo campo. Non per fronteggiare un improbabile pericolo di destra, visto che il Pdl è un partito in liquidazione e a Vicenza solcato da divisioni suicide, mentre la Lega Nord, grazie al patto d’acciaio di Variati col segretario veneto Tosi, potrà al massimo fargli il solletico con un candidato di bandiera (persino estraendo dalla naftalina la Dal Lago, debole e perciò presumibilmente innocua). I traversalisti del gruppo Alifuoco-Giulianati non fanno paura a nessuno, con quelle cere da museo e l’aura da reduci in pensione, e in ogni caso non faranno una loro lista.
La grande incognita, la sola minaccia, quanto meno potenziale, è il Movimento 5 Stelle. Il rischio Parma è un’eventualità oggettivamente difficile da prevedere. Ma non si sa mai, e per questo per Variati è meglio usare ogni mezzo per strappare la vittoria, anche di un solo voto, al primo turno, evitando il ballottaggio. Ma i vicentini che alle comunali voteranno anche per le politiche, sceglieranno di farsi governare altri cinque anni dallo stesso che li ha governati negli ultimi cinque e per altrettanti vent’anni fa? Per convincerli di essere nuovo nonostante l’evidenza dica il contrario, Achille si è trasformato persino in “rottamatore”, lui che ha 59 anni e ha vissuto sempre di politica. Ce la sta mettendo tutta, il rumoriano, civico, renziano, alleato coi rossi, alleato con l’Udc, già alleato di Cicero, alleato di Tosi, l’infaticabile, onnipresente e onninvadente Variati il trasformista.
“In merito alle notizie apparse sulla stampa locale sulla eventuale partecipazione di una lista elettorale collegata al Presidio Permanente No Dal Molin si precisa che:
- il percorso del Presidio No Dal Molin, dentro una fase completamente mutata rispetto a cinque anni fa, continua coerentemente la propria lotta contro le servitù militari e per la sdemanializzazione e la riconversione a usi civili delle aree militari, di cui il Parco della Pace è un primo, concreto e significativo esempio. Per questo già da domenica prossima 21 ottobre si tornerà davanti ai cancelli della base Pluto per chiederne la chiusura e la restituzione ai cittadini;
- l’assemblea del Presidio ha ritenuto esaurita l’esperienza della lista di scopo “Vicenza Libera – No Dal Molin”, nata nel 2008 per contrastare il progetto Usa. Alle prossime elezioni amministrative di Vicenza non ci sarà, quindi, nelle schede elettorali, lo storico simbolo No Dal Molin, che continuerà invece ad essere orgogliosamente presente nelle mobilitazioni e nelle lotte contro la militarizzazione del territorio e contro la guerra.
Ringraziamo la consigliera Cinzia Bottene per il ruolo svolto e le auguriamo le migliori cose per il futuro.”
Presidio Permanente No Dal Molin