F35, la Difesa dà i numeri (falsi)

Pubblicato il da ilfogliorossodivicenza-nordest

I pacifisti sfidano la politica: dite quali sono le vostre priorità

La Difesa convoca a Cameri la stampa ma non accetta un confronto con i critici del caccia F-35.


Dall'aeroporto militare nel novarese parte un appello per salvare il progetto più costoso della storia, quello degli F-35 Joint Strike Fighter, giudicati «indispensabili per la sicurezza futura del Paese e per i ritorni occupazionali e l'affermazione del Made in Italy in un settore strategico come quello degli armamenti». Nella struttura della cittadina va avanti il cantiere per l'allestimento degli hangar che assembleranno i velivoli: i 90 F-35 servirebbero a mandare in pensione nei prossimi 15 anni oltre 200 aerei. «I caccia F-35 - ha detto, minimizzando sulle magagne tecniche, il colonnello Giuseppe Lupoli, del segretariato generale della Difesa - rappresentano la spina dorsale della forza aerea nazionale dei prossimi 40 anni. Non esistono alternative valide ad esso».
A Cameri è già partito il lavoro di montaggio delle ali dei caccia destinati agli Usa. A luglio di quest'anno partirà anche l'assemblaggio del primo velivolo completo italiano: la consegna é prevista per la primavera del 2015. A regime lo stabilimento sarà in grado di produrre fino a due velivoli al mese.
Le imprese coinvolte non hanno accolto con entusiasmo le proposte di un taglio del programma. Secondo i dati forniti dal colonnello Lupoli, le aziende italiane coinvolte nel progetto sono 60, e le stime fornite dalla lobby militare-industriale indicano che nei prossimi anni gli occupati potrebbero essere circa 10mila. «Ma quei posti non saranno “nuovi” ma solo ricollocazioni dalle vecchie linee Eurofighter, quelli sicuri negli stabilimenti di Cameri non arrivano nemmeno alle 2000 unità mentre per i restanti si parla fumosamente di “indotto”», ricorda la Rete Italiana per il Disarmo che sfida le coalizioni politiche. «Mai si definisce per quanto dureranno tali contratti: stiamo parlando di una spesa di acquisto di oltre 13 miliardi e più di 40 miliardi per il gestione e mantenimento in tutto il ciclo di vita degli aerei: sono soldi sensati per un ritorno così misero?», si domanda don Renato Sacco, parroco nel novarese e da sempre attivo nei movimenti locali che si oppongono al caccia Jsf.
«Per decidere è necessario prima stabilire le priorità del Paese e il modello di Difesa che vogliamo, e partire da dati certi non dal balletto di cifre sempre modificate e smentite di fonte militare. Vogliamo parlare degli F-35, tornati al centro della discussione anche politica? Bene! Facciamolo allora seriamente con chi, come le organizzazioni che promuovono la campagna “Taglia le ali alle armi”, da tempo diffonde sulla partecipazione italiana al progetto di super-caccia dati ed analisi che puntualmente vengono poi confermate», dice il coordinatore, Francesco Vignarca, dalla Rete Italiana per il Disarmo.
Dopo gli interventi e le dichiarazioni di vari leader negli ultimi giorni e una continua crescita del fronte del no nell’opinione pubblica, il disagio ed il nervosismo del Ministero della Difesa sono palesi. Tanto che l’Aeronautica Militare ha convocato la stampa in fretta e furia nella Faco di Cameri per ricostruire consenso sul progetto ma sottraendosi ancora una volta al confronto sui costi e i presunti benefici.
Il punto è soprattutto politico: «La Difesa anche ieri ha ripetuto ancora come unica giustificazione all'acquisto il fatto che gli F-35 sarebbero indispensabili – commenta Massimo Paolicelli di Rete Disarmo - senza approfondire il merito. Ma indispensabili per chi e per cosa? Nessuno si prende la briga di dire quale sia il modello di difesa di questo Paese e quali dovrebbero essere compiti che rendono così fondamentali questi cacciabombardieri d’attacco”. Perché allora indispensabili sono anche le pensioni degli esodati, indispensabili sono i fondi e i materiali per le scuole (invece i genitori devono portare persino la carta igienica), indispensabili dovrebbero essere i soldi che garantiscono la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (invece messo in discussione); per molte famiglie indispensabili sono i fondi di sussidio e sussistenza per persone con disabilità ma su tutto questo, causa penuria di soldi pubblici, si taglia senza problemi e senza alcuna possibilità di replica. Cosa e dunque davvero indispensabile per i cittadini e le famiglie di questo Paese?».
Non è superfluo ricordare, su queste pagine, che l'unica forza politica a reclamare la cancellazione del progetto e un altro modello di difesa è quella che ha dato vita a Rivoluzione civile.

 

Checchino Antonini da www.liberazione.it
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