L'America latina si ferma. I leader a Caracas
da www.liberazione.it
Da vivo certamente non piaceva Hugo Chavez all’establishment internazionale; almeno quello che conta. Era considerato una minaccia e in effetti una minaccia era per gli interessi delle grandi multinazionali, della finanza speculativa. L’aver sottratto il suo paese dalle mani rapaci e avide delle lobby petrolifere (e non solo); l’aver sfidato gli Stati Uniti nel loro “cortile di casa”; l’aver ridato un ruolo e un’autonomia ai paesi latinoamericani erano colpe imperdonabili. E prima di tutto andava distrutta la sua immagine, come uomo, come politico e come leader. La parola “caudillo”, di cui gentilmente la stampa italiana oggi lo “omaggia”, non è, infatti, esattamente un complimento.
Da morto (ora che forse non fa più paura), invece, i leader di mezzo mondo non possono che riconoscergli i meriti e le qualità di cui ha dato prova, se si esclude il gelido “cordoglio” di Obama, secondo il quale gli Stati Uniti «riaffermano il loro sostegno verso il popolo venezuelano, in questo momento difficile per la morte del presidente Hugo Chavez». Obama sostiene di avere interesse «a instaurare un rapporto costruttivo con il governo venezuelano» (sic): «Così, come il Venezuela apre un nuovo capitolo della sua storia, gli Stati Uniti continuano ad impegnarsi in politiche che promuovono i principi democratici, lo Stato di diritto e rispetto dei diritti umani».
Ben diverso il tono di cinesi e russi. Per Pechino Chavez è stato un «grande amico» della Cina e un «grande leader» per il suo popolo. Secondo la portavoce del ministero degli esteri Hua Chunying il presidente venezuelano «ha contribuito in modo importante alla costruzione di relazioni amichevoli e costruttive tra la Cina e il Venezuela». E in effetti gli scambi commerciali e finanziari tra i due Paesi hanno conosciuto un forte sviluppo negli ultimi anni nei settori del petrolio, dell'energia, dell'edilizia e delle tecnologie avanzate.
Da Mosca Vladimir Putin giudica Chavez un uomo «forte» e «fuori dal comune», «che guardava al futuro ed era sempre estremamente esigente verso se stesso». La Russia, inoltre, continuerà la cooperazione militare con il Venezuela e saranno rispettati gli accordi per la costruzione di fabbriche di armamenti nella repubblica sudamericana, «chiunque andrà al potere, perché punta principalmente alla salvaguardia della sicurezza nazionale del Paese» (tra il 2005 e il 2007, il Venezuela ha acquistato armi dalla Russia per 4 miliardi di dollari ed entro il 2015 il Venezuela potrebbe diventare il secondo maggior importatore di armi russe dopo l'India). Dal canto suo, il primo ministro russo (ed ex presidente) Dmitri Medvedev considera Chavez «un esempio di altruismo» per il suo popolo e «un grande amico della Russia. Il comandante Hugo Chavez - scrive il premier russo in un telegramma indirizzato al vice presidente venezuelano Nicolas Maduro - è stato eccezionale come politico e come statista e un grande amico della Russia. Tutta la vita di Chavez - prosegue Medvedev - è un esempio di altruismo al servizio del popolo venezuelano e di lotta per la giustizia e l'eguaglianza».
Concetti simili quelli espressi dal primo ministro indiano Manmohan Singh secondo il quale il Venezuela ha perso un «leader carismatico ed immensamente popolare» che lascia «una testimonianza di vibrante impegno per la giustizia sociale» e «ha dato anche un contributo enorme allo sviluppo di più strette relazioni fra i paesi del mondo in via di sviluppo».
E anche l’Unione europea, per bocca dei presidenti Herman van Rompuy e José Barroso, non può fare a meno di riconoscere che «il Venezuela si è distinto per il suo sviluppo sociale e per il suo contributo all'integrazione regionale del Sud America».
Già. Tutta l’America latina si è fermata per la morte di Chavez. Tutti i leader hanno sospeso le attività in programma per recarsi, in una sorta di pellegrinaggio, a Caracas, dove venerdì, all’Accademia militare, si svolgeranno i funerali. Nella capitale del Venezuela già si trovano la presidente argentina Cristina Kirchner (che ha deciso tre giorni di lutto anche nel suo paese) e l'omologo uruguayano José Mujica. Un altro capo di Stato giunto immediatamente in terra venezuelana è il boliviano Evo Morales, commosso fino alle lacrime e che di Chavez era amico personale: «E' morto un compagno rivoluzionario. Continuerà a essere una fonte di ispirazione per chi lotta per l'America Latina. Sarà sempre con noi». In partenza anche la brasiliana Dilma Roussef, la quale per partecipare alle esequie ha annullato la prevista visita ufficiale di domani proprio in Argentina («Ho appreso la notizia della morte del presidente Hugo Chavez con grande tristezza ma sono sicuro che il suo esempio di amore per la patria e la sua dedizione alla causa dei meno fortunati continuerà illuminando il futuro del Venezuela. Sono orgoglioso di aver lavorato con lui per l'integrazione dell'America latina e per un mondo più giusto» ha dichiarato l'ex presidente Lula). In arrivo inoltre il peruviano Ollanta Humala, che per lasciare il proprio Paese attende solo l'autorizzazione del Parlamento di Lima.
Da Cuba, troppo commosso per parlare in prima persona, il saluto di Fidel Castro è affidato ad una nota del governo pubblicata in prima pagina sul Granma, intitolata «Hasta siempre, comandante»: «Chavez ha accompagnato Fidel come un vero figlio» e da parte di Cuba (dove saranno tre giorni di lutto nazionale) «ci sarà sempre un'eterna lealtà alla memoria e all'eredità del comandante presidente. Chavez è anche cubano».
E se per l’Iran, dove è lutto nazionale, è morto «un eroe nazionale dell’America latina»; la Siria gli rende omaggio per aver «sostenuto i legittimi diritti arabi» e aver «più volte espresso la sua solidarietà con il governo e il popolo siriano contro l'attacco imperialista»; e l’Anp dice «addio ad un amico leale che con passione ha difeso il nostro diritto alla libertà e all'autodeterminazione», dai leader europei è quasi (imbarazzato?) silenzio, se si escludono il presidente francese Hollande («Il presidente defunto al di là del suo temperamento e dei suoi orientamenti, non condivisi da tutti, esprimeva la volontà innegabile di lottare per la giustizia e lo sviluppo») e la Germania, che, sulla scia americana, auspica che adesso il Venezuela inizi una «nuova era» ed elegga il successore con «elezioni libere e giuste», considerando la morte di Chavez l’occasione per un «un profondo punto di inflessione». Nel senso che, siccome il Venezuela è un paese dalle «enormi» possibilità economiche, anche la Germania vorrebbe la sua parte?
Forse anche Berlino, come gli Stati Uniti, «hanno perso un amico che non sapevano di avere. E i poveri di tutto il mondo hanno perso un campione». Parola di Sean Penn.