Reddito Minimo Garantito, si può fare!

Pubblicato il da ilfogliorossodivicenza-nordest

«Stanchi di aspettare! #Approvatela!». Con questo slogan oggi associazioni, partiti, sigle sindacali si sono presentati a Montecitorio per consegnare le oltre cinquantamila firme raccolte per la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione del Reddito Minimo Garantito.
Una legge che ci avvicinerebbe a quell’Europa che tanto si evoca quando si tratta di alzare l’età pensionabile o introdurre misure capestro come il Fiscal Compact o il Patto di Stabilità. Una battaglia una volta stretta nei recinti più o meno larghi dei movimenti e che oggi sembra invece raccogliere il favore di un arco molto ampio di forze politiche, istituzionali e sociali.
Ad aderire alla campagna partita a giugno del 2012 oltre centosettanta realtà che questa mattina si sono presentate con una delegazione di promotori, composta anche dai sindaci di Cagliari, Riccardo Zedda, e di Rieti, Simone Petrangeli, che ha consegnato le firme al presidente della Camera, Laura Boldrini. Presenti Rifondazione comunista, Cgil, Sinistra e Libertà, associazioni vicine al Movimento 5 stelle. Tra i firmatari anche Sergio Cofferati e Stefano Rodotà.
La proposta di legge introdurrebbe in Italia un reddito minimo di 600 euro al mese per inoccupati, disoccupati, precariamente occupati che non superino i 7200 euro annui. La legge proposta aggiunge che al beneficio economico diretto del reddito minimo garantito possano concorrere anche le Regioni e gli enti locali attraverso l’erogazione del “reddito indiretto” ovvero attraverso la prestazione di beni e servizi.
E i soldi per finanziarla si potrebbero prendere proprio da quelle grandi opere che i cittadini non vogliono e che devastano il territorio come sostiene Eleonora Forenza di Rifondazione: «Pensiamo che si tratti di una misura contro la recessione, in un momento in cui la crisi è stata gestita con politiche recessive, una garanzia per il diritto all’esistenza delle persone. Per reperire i fondi necessari basterebbe guardare al Tav, al Muos, tagliare sulle grandi opere e le spese militari, oltre che agire sulla leva fiscale e intaccare i grandi patrimoni». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, e Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Lavoro, hanno così commentato l'iniziativa: «Chiediamo che il Parlamento avvii subito la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo... È una priorità assoluta per dare risposte alla disperazione crescente di tante persone che perdono il lavoro, ed è un tassello decisivo per una riforma universalistica del welfare che estenda il sostegno al reddito a chi oggi è privo di qualsiasi forma di copertura. È una proposta di riforma vera che chiede risorse reali per essere attuata. Risorse che possono essere reperite con una patrimoniale sulle grandi ricchezze.
Questo è infatti il paese in cui il 10% più ricco della popolazione possiede quasi metà della ricchezza e in cui i dieci italiani più ricchi posseggono una ricchezza pari a quella dei tre milioni di italiani più poveri, secondo i dati della Banca d’Italia. Un paese incivile per livello delle disuguglianze. Una riforma fiscale equa potrebbe eliminare l’Imu sulla prima casa e colpendo i grandi patrimoni, reperire quanto serve per finanziare il RMG. Non solo si darebbe una risposta di giustizia sociale, ma questa misura redistributiva contribuirebbe a riattivare l’economia e ad uscire dalla crisi, causata dalla crescita delle disuguaglianze degli ultimi decenni. Serve solo la volontà di farlo».

Sandro Podda da www.liberazione.it
Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post